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De Biase Ottaviano, poeta, scrittore, storico, pittore.              

Nato a S. Lucia di Serino, Avellino, il 21/08/1947, dove vive.

Tel. 0825-594287/512569

 


Bibliografia delle opere  pubblicate:

E' stato inserito in varie antologie tra cui L'Altro Novecento Vol.III - La Poesia Etico-Civile in Italia - a cura del prof. Vittoriano Esposito ed edita da Bastogi, Foggia,1997.  Melodie della Terra, a cura di Plinio Perilli ed edita da Crocetti, Milano,1998. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese e pubblicate da Forum Italicum, New York, USA. Il romanzo Terra e Cielo ha ricevuto il premio internazionale "Emigrazione" XVIII edizione; il premio "Abruzzo Oggi"; il premio "Porta dei Leoni" dell'Accademia internazionale dei Micenei di Reggio Calabria. La stessa Accademia lo ha nominato Senatore Accademico nel 1994. Numerosi i riconoscimenti per la poesia.

 


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Bibliografia della Critica, giornali e riviste

- Notiziario della MM, Dic. 1987 - Roma; (Terra Mia).                                                                              

- Pietro Pelosi, Forum Italicum, Spring 1988, Reviews, Terra Mia, Pag. 107 e seg. New York (USA).

- Rivista Marittima, Ott. 1989 - Roma; (Terra Mia).

- Gaetano A. Iannace, Forum Italicum, Fall 1989, Reviews, Scaglie di Roccia, Pag. 334 e seg.  New         York  (USA).

- Vincenzo Arnone, Poeti Contemporanei, La Vita, PT, 1989.

- Mario Petraglia, New from the Afsouth Post Library: Ottaviano De Biase. The Lion, Aug/Sept 1989, Afsouth - Nato.

- Felice Ballero, (Scaglie di Roccia), Il Grillo, Mag/Giu 1990, Milano.

- Pasquale Francischetti, (Scaglie di Roccia), Poeti nella Società, Apr. 1991 - Napoli.

- Vincenzo Arnone, Poeti Contemporanei, La Vita, Feb. 1993, Pistoia.

- Giornale della Libreria,  Mondadori,1993 - breve cenno, (Incontri).

- Il Grillo, (Incontri), Mar/Apr 1993 - Milano.

- Il Giornale di Napoli, (Incontri), 28.7.1993.

- Dacia Camiciotti, (Incontri), Città di Vita, Firenze, Lug/Ago 1993.

- Calabria Letteraria, (Incontri), Lug/Sett 1993.

- Roberto Pasanisi, (Incontri), Nuove Lettere, Napoli, Feb. 1994.

- Il Giornale, (Incontri) breve cenno, 21 Maggio 1994.

- Fabio Greco, (Incontri), Reportage, 16/31 Maggio 1994, Lamezia Terme.

- La Sicilia, (Incontri), breve cenno, 10.6. 1994.

- Renzo Ricchi, Terra e Cielo di Ottaviano De Biase, Veritas, Firenze, Agosto, 1994.

- Cesare De Bartolomeis, Premio Emigrazione, XVIII Edizione ad Ottaviano De Biase, La Voce dell'          Emigrante, Pratola Peligna, Sett/Ott 1994.

- Mario Frasson, Premio Emigrazione a Pratola Peligna, Messagero di Sant' Antonio, n.11, Nov 1994, Padova, Edizione per l'estero.

- Giuseppe Petrucciani, (Terra e Cielo), Il Ponte (AV), 30.12. 1994.

- Giovanni Tranfaglia, La Santa Lucia di Ieri, Provincia, Anno V, n. 15 del 28 Agosto 1994.

- Renato Pigliacampo, (Terra e Cielo), Helios, Anno III, n. 4, 1994, Ripatransone, AP.

- Vincenzo Arnone, Poeti Contemporanei, La Vita, 8.1. 1995, Pistoia.

- Provincia, (AV), n. 1, 1995, - (Terra e Cielo).

- L'informatore Librario "Solathia" - breve cenno - 1994, 1995.

- Renato Pigliacampo, (Terra e Cielo), La «Liberazione» diventa impegno civile, Il Rinnovamento n. 225-Dic 1994, pagg. 55-58., Napoli.

- Notiziario della MM, (Terra e Cielo), pag. 48 Gen.1995, Roma.

- Rivista Marittima, (Terra e Cielo), Dic. 1994, Roma.

- Il Giornale di Indro Montanelli del 15.7.1995, breve cenno, (Terra e Cielo).

- Gaetano A. Iannace, Reviews, (Terra e Cielo) Forum Italicum, New York, Vol. 29, n. 1, pagg. 239-242, Spring ,1995.

- Periodico "Provincia" n.17, 1995, (La Speranza del Seme).

- Abruzzo Oggi, (Terra e Cielo), Sett. 1995.

- Vincenzo Arnone, Poeti Contemporanei,: Ottaviano De Biase, La Vita, 26.11.95 - Pistoia.

- Il Ponte (AV), 13.12.95, (La Speranza del Seme).

- Giovanna Giulietti, (La Speranza del Seme), Rivista Marittima, Roma, Dic 1995, pagg.235-236.

- Stefano Valentini, (La Speranza del Seme), La Nuova Tribuna Letteraria, n.42, I Trim., 1996, Abano Terme, (Pd).

- Altirpinia, n.11, 15 Giugno 1996, (La Speranza del Seme).

- Sapienza n.3, Lug/Sett. 1995-Vico S. Pietro a Maiella, Napoli, (Terra e Cielo).

- Pasquale Cozzareli, (Terra e Cielo), Altirpinia, n.13 15.7.1996.

- Raffaele Di Zenzo, Ottaviano De Biase: Un'altra "Voce", del Meridione, Forum Italicum, New York, Spring 1996, Vol. 30 n.1, pagg 136-145; pagg. 191-194 (Translation two poems).

- "provincia". Periodico. Forino AV. 1 dic. 1996.

- Claudia Giaquinto, Ottaviano De Biase: una poesia tra perdizione e speranza. Otto pagine, mercoledì, 4 dic 1996 AV. 

- Cloaudia Giaquinto, da Stoccarda a Santa Lucia di Serino: un viaggio lungo una vita.  Il romanzo di un emigrante. Otto pagine, AV. Venerdì 10 gen 1997.

-  Il club degli Autori. (La Speranza del Seme), Melegnano (MI) 1997, nr.53/54.

- Antonio Ferrante, Da Santa Lucia in Canadà: romanzo irpino. Irpinia Oggi, sabato 8 feb 1997.

- La Voce dell'Emigrante, (Terra e Cielo), nr.4, 4 apr 1997.

- Vittoriano Esposito, "L'Altro Novecento, Vol.III, La poesia etico-civile in Italia, Bastogi,  Foggia,1997.

- Antonio Ferrante, La storia di quattro comuni, Irpinia Oggi, 27 nov. 1997.

- Antonio Aurigemma, Il Mattino, 29 e 30 nov 1997. Articoli sulla presentazione del libro "Avellino e l'Alta Valle del Sabato". Biblioteca provinciale di AV,  29 nov 1997.

- Raffaele Di Zenzo, Florilegio Serinese, C Serino, Civita Editrice, 1998, Chicago, USA. Raccolta di recensioni, interviste e poesie.

- RAI 3, Rubrica "Indice del Libro" del 20.2.1998, presentazione del libro "Avellino e l'Alta Valle del Sabato.

- Avellino, 17 mag 1998 - Giornata del Libro - Libreria Guida e Libreria Del Parco: Ottaviano De Biase: incontro con i lettori.  (Resoconto pubblicato sul Mattino del 18 del c.m.)

- Ersilia Nazzaro: Leggere L'Irpinia, Otttaviano De Biase: un piacere da riscoprire, La Betulla , Serino,       Anno 1, nr.4, pag.9.

- 18 agosto 1998, Santa Lucia di Serino (AV), II° presentazione di: "Avellino e l'Alta Valle del Sabato".

 


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Si sono interessati, in ordine di tempo, con prefazioni, recensioni e scambi epistolari:

S. F. Di Zenzo, R. Di Zenzo, P. Pelosi, P. Martiniello, R. Pigliacampo, L. Pumpo, G.A. Iannace, D. Camiciotti,  V. Arnone,  F. Ballero, M. Petraglia,   G. Salveti,  S. Valentini, A. Frasson,  A. Colacrai,  V. Scarselli,   F. Creco, R. Pasanisi, A. Altieri, F. Castelli, C. Giaquinto, G. Tranfaglia, V. Sgarbi, M.R.Stern, P. Francischetti, P. Cozzarelli, R. Ricchi, G. Petrucciani, G. Conforti, L. Ventura,  A. De Bartolomeis, B.  Grassi, A. Ferrante, V. Esposito, M. Mignone,  M. Ricciardelli, G. Gargani, A. Aurigemma. P. Perilli.

 


Opere in attesa di un Editore:

a) - Romanzo: Notti di veglia in guerra fredda

b) - Teatro: A vigilia e Natale - I° Premio La Fenice di Calitri. Portato in scena dai giovani attori della      Pro-Loco di Santa Lucia di Serino, AV.

c) - Dolce silenzio e Kaos,  silloge.

d) - La sposa e altri racconti.

 

 


     email:
ottaviano.dbs@libero.it

     Siti web:

http://www.mediastudio.net/tralerighe/debiase/index.htm

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DE BIASE Ottaviano, I Colori del Sud, Scuderi editrice, Avellino 1998, pp. 96.

 

L’Autore non è nuovo alla grande poesia. Siamo di fronte ad un vero poeta. Lo abbiamo scoperto già nelle precedenti raccolte: Terra mia, Scaglie di Roccia, Incontri, La Speranza del Seme. Ma stavolta fa un gran passo in avanti per la maturità linguistica, per i temi profondi del poetare; un grandioso "affresco" in cui i "colori" non sono più quelli del tribolato Sud, ma assurgono a messaggi prima criptici e poi via via sempre più espliciti per approdare ad una riflessione che ci coinvolge tutti.

Il Nostro si muove su tre principi creativi/ideativi del poetare: la povertà del Sud, che al suo sguardo diviene ‘anche’ colpa per l’ignavia e la considerazione; l’alba o il nascere del giorno e la ricerca della fede, considerata al fine escatologico: e non è un caso la sezione finale: "Dicembre – In attesa della Nascita".

Chi ha letto Terra e Cielo (1994), romanzo per lo più autobiografico, ha forti indizi per interpretare alcuni "segni" della presente silloge. Là il poeta narrava l’odissea dell’emigrante in Germania, la sua "saudate" (nostalgia, malinconia) più per la natura e le "radici" trasmutate dal sogno che per la gente intrigante, aspra, talvolta pregna dei più infimi istinti. E nel ritorno al paese, l’emigrante, prova una sensazione di emozioni contrastanti che fanno di lui il modello dell’uomo "respinto" e "perdente" del Meridione.
E De Biase , l’alter-ego, ritorna in poesia per manifestare (manifestarsi) nel primario messaggio di denuncia. Ma ora, l’Emigrante/Poeta, non è uno qualsiasi: è capace di forgiare la parola ai propri bisogni affettivi e ideativi. Crea pertanto un sapiente itinerario che parte dalla "Mia valle" e si conclude nella grotta di Gesù. C’è un filo conduttore dal primo verso all’ultimo verso. La Valle è la madre, la culla. In De Biase c’è sempre un abbraccio spaziale, bene circoscritto, può essere appunto la valle, il mare, la grotta dove è il Bambin Gesù, il monte, ma pure lo spazio affettivo delle braccia che volano verso la consorte. "Mi fai tornare in mente/ (...)"; "(...) i miei sentieri". Il poeta agisce tra l’Io e il Sè sociale, ma spessissimo più che agli uomini parla alla natura, personalizzata, un approccio privilegiato perché conosciuta sin dall’infanzia. E poi c’è il mare: il mare è la linfa, l’alta ideazione, e al mare si collegano i principali lessemi; azzurro, alba (più e più volte ripetuto), diluvio... C’è pure una nitida poesia mnemonica di rancore. "Alle Elementari (scritto in maiuscolo, perché si comprenda bene) si pensava/ che non imparassi nemmeno a leggere!/ Mia lingua percorsa dal fuoco/ delle parole. Uomini di niente." (Cisterna, p. 24). Si costata un evidente conflitto tra il poeta e la sua gente, sapendo egli d’appartenere all’esigua percentuale della popolazione scampata al gioco del potere dei detentori di privilegi sociali e culturali di paese. Ora la poesia di De Biase diventa denuncia sociale, politica, rivoluzione. E non sempre riesce a stemperare il morso della miseria umiliante, della fame di ieri con la fede. Una fede comunque sia, naturale, di meraviglia francescana. "Ma il segreto che mi unisce/ a Dio, seppure disunisce,/ è dato da questi silenzi/ in cui la Natura/ si abbandona." (Rugiada, p. 29).
Assistiamo a quest’apertura (o tentativo?) già nella stupenda lirica Rendi anche me foglia innocente. Sono tracce turoldiane , sempre più esplicite allorché entriamo nella parte conclusiva della raccolta (v. Dicembre). Ma mentre in Padre David Maria Turoldo il discorso poetico si fa trascendentale, diretto e conflittuale con Dio che non si "manifesta", in De Biase si resta ancorati ad una riflessione con la terra dei cafoni del Sud , con quelli particolari di Santa Lucia di Serino. Ecco il significativo rapporto col genitore (v. "Padre"). Vuole salvare almeno il genitore da quest’amara sottomissione. Dice: "... Tu , ignara creatura/ che va oltre e torna,/ talvolta ferito/ dalle mie manchevolezze/ tra grumi e muggiti/ raccogli diademi di gioia/ strappati ad un giorno orfano." (Padre, p. 32). Il padre diventa simbolo del Sud , una gioia faticata, se avuta, e sempre la dolorosa sofferenza: e alla presenza del figlio è questo dolore un affronto alla dignità umana. "Radici di terra. Quelli del Sud/ hanno scolpito in faccia l’inferno."            (Sciopero generale, p. 33).
Questo richiamo debiasiano non può non portarci a Carlo Levi: il mondo duro dei contadini meridionali del famoso Cristo si è fermato a Eboli, uscito più di mezzo secolo fa, nel 1946. Il fascismo , come è noto, aveva confinato il pittore medico torinese, in quei luoghi desolati . Fu un’esperienza forte . Nel ’43 e ’44 Carlo Levi è a Firenze, fuori casa s’abbatte la furia delle bombe, e ripensa alle aride petraie, alla miseria e all’isolamento di Eboli e di quei contadini, alle secolari credenze nel potere politico ed ecclesiale. Connubio di sfruttamento. Rivive nel sogno la Lucania. E’ la genesi del notissimo libro. Esso ha un gran valore antropologico. Richiama l’attenzione degli antropologi, tra cui Ernesto De Martino e altri giovani studiosi. Lo storico Lucio Villari dirà: "Cristo si è fermato a Eboli si può leggere come uno splendido viaggio nel passato , un’ avventura sentimentale, la ricerca di qualcosa di perduto nel campo delle emozioni. Levi ha caricato di valori positivi la civiltà contadina, rappresentandola come mondo della autenticità." E il nostro De Biase rappresenta, autore privilegiato, diretto, questa verità di contatto terra del sud /uomo , contadino/istituzione dolore/speranza.
Il progresso tecnologico, l’influenza dell’informazione multimediale hanno smussato certe differenze culturali nelle ultime generazioni e, forse, anche della generazione di De Biase, la quale ha però il privilegio (ultimo?) di testimonianza. Attenzione , sottolineo testimonianza per il fatto che gli scrittori come De Biase, e pochi altri, sono le ultime voci di quella "diversità" che, se ‘salvata’, e riproposta agl’indigeni e al Nord induce a una riflessione culturale e politica su quella gente che, con sacrificio più dette senza nulla chiedere. Nella ricerca, nella volontà di testimoniare questa gente del Sud sale sul palcoscenico nei suoi valori genuini: è vero che è gente "popolana", anzi "cafona", "ignorante", però, alla lunga, a perdere è la politica, "i signori politici", pretenziosi, che li rappresentano a Roma, ma che – come sempre avviene – rappresentano se stessi o la propria casta.
Dunque non si può leggere De Biase se non facciamo un excursus su questo rapporto con l’ambiente, dal quale s’è allontanato in gioventù per il mare. Rifugio. Ma il poeta non può scordare Santa Lucia di Serino né ciò che ruota attorno alle "radici". La sua sferza sono dei versi violenti, vendicativi, di denuncia. "Dopo anni di lotta e di fatica/ chi si dice comunista muore con se stesso/ e per mano di uno Stato cecchino." (Sciopero generale, p.39); o "Nella natura dei corrotti/ vecchi fantasmi incombono." (Le due sorprese, p.35); o " Siamo passeri in cerca d’ogni giaciglio.// (...) "Soli a scavare tane alla notte.// (Sera, p.36).
A poco a poco il dualismo con l’ambiente, al quale il figlio fuggiasco per mari è ritornato col pensiero e la speranza di un possibile mutamento, di agganciarsi per un discorso positivo nei confronti del Nord, appare lotta titanica. La sua gente non capisce il messaggio, non afferra il grido di rinnovamento. E il poeta precipita nel gorgo del pessimismo, una latente rassegnazione avvolge in ogni luogo Santa Lucia di Serino, la valle, il monte e tutta la popolazione. Non c’è più speranza. Il poeta è solo. "...La Morte/ è un carro senza guida/ (...)/ Erosi e deformi/ è come non avere nulla/ né di cielo e né di terra." (La Morte, p.43). La Morte diventa amica, confidente, ecco il significato del maiuscolo. In questa decadenza, sconfitta, al poeta non resta che la fede, una ricerca escatologica di "salvezza" (o rassegnazione estrema di imminente annullamento?). Forse. "...Il dolore, non altro compenso, il dolore." (p. 43).
Pochi versi più avanti, in Speranza, troviamo un raggio di luce. Sempre aggrappato all’ancora di mare/madre, di mare/salvezza, di mare/approdo, e il poeta si riprende in un’esplosione coi bellissimi versi: "Sei tuttora nel ventre di una rosa;/ mia culla, sole/ radioso del mio essere." (Speranza, p. 44). E il poeta, ormai vinto e deluso, incomincia quell’itinerario di ricerca per approdare alla fede/speranza. Dice: "Il coraggio non si compra"; "Verità come alba..."; sino alla chiarezza/certezza delle parole ferme "...il cielo accende in terra/ l’alba, dono di Dio"; "Tuttavia se la speranza dovessi perdere, allora/ ricordati di dire all’unica rosa/ nel giardino di pungermi col suo/ abbraccio di nozze e di morte." (Acqua di fiume, p. 49).
Infine c’è da dire che la poesia manifesto di questo poeta, di questo testimoniatore è Irpinia. Qui il sentimento virile, il connubio di uomo/natura , la sofferenza/speranza, l’umiltà/ribellione giungono ai vertici rendendo la voce poetica di Ottaviano De Biase fra le più limpide e veritiere della fine del secondo millennio della Campania, dico di più, dell’intero Meridione.
Non possiamo non annunciare quale alta poesia i seguenti vv. "Anche io chiedo al tempo di reggere/ quello che vado cercando,/ il profumo di una rosa/ di colei che si lasciò da me/ cogliere con dolore,/ non altro compenso con dolore,/ l’intera valle si lascia morire." (Una rosa, p. 54). Qui, la propria donna, diviene strumento e rievocazione nell’intimo contatto con la stessa natura: è un gioco d’immagine efficace, con pochi riscontri con altri poeti e scrittori. Questa triangolazione Poeta-Donna-Natura conduce e induce perciò al dolore, dolore come riscatto, ispirazione ma, nello stesso tempo, amore e speranza.
Approdiamo al Natale! Qui finisce perché proprio qui egli vive e odia: e intensamente vive il proprio canto che è ispirato dalla Morte e dall’Amore: le radici, la genesi della lirica che vince, e, il poeta, in essa è vincitore!
De Biase, un grande poeta, perché si è confessato col tribolato Sud, emozionandoci. E’ detto tutto.

 

Renato Pigliacampo.

 


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